lunedì 5 maggio 2008
LA LEGGENDA DE TESTACCIO
Il Testaccio è una collina artificiale con base vagamente triangolare, posta sulla sponda sinistra del Tevere, nella zona sud - est di Roma. Alta circa 35 m, ha un perimetro di 1490 m e una superficie complessiva che si aggira intorno ai 2200 mq. Si tratta di un piccolo monte, ma un tempo era definito il maggiore dei sette colli artificiali di Roma: Augusto, Cenci,Citorio, Giordano, Savelli, Secco. Il suo nome attuale deriva dall’etimo latino "testa" che significa coccio: deve infatti la sua origine allo scarico regolare dei frammenti delle anfore rotte, per lo più olearie. Da qui il nome popolare di Monte dei Cocci. Per i romani del periodo di Cervantes, il Testaccio era infatti una discarica ove erano state buttate le anfore, che arrivavano a Roma con vari prodotti pagati come tributo da tutte le provincie dell'Impero Romano. Questa discarica, quindi, era considerata il simbolo dell'orgoglio e del potere di Roma antica. Probabilmente è proprio per questo motivo che il Monte si è conservato nei secoli: monte che, secondo la documentazione conosciuta, era di proprietà del popolo romano che difese strenuamente questa sua prerogativa fino al punto di prevedere pene detentive per chi asportava cocci dal Monte. Le tradizione popolare aveva ragione solo in parte; certamente nel Testaccio si trovano i contenitori che portavano i tributi a Roma, ma sono quasi tutti provenienti da un'unica provincia, la Betica, e portavano prevalentemente un solo prodotto, l'olio d'oliva. Il Testaccio sino alla fine del secolo scorso è stato un punto di incontro per il popolo romano; nel medioevo vi si tenevano feste di carnevale e per lungo tempo, per la sua somiglianza con il Calvario, si effettuarono delle vie crucis, ricordate dalla croce che ancora oggi rimane sulla sua cima. Dal secolo sedicesimo in poi all'interno delle sue pendici si costruirono cantine ove il vino si conservava particolarmente fresco. L'esistenza di queste cantine rinforzò il carattere ludico del Monte e dei suoi dintorni fino alla fine del secolo scorso quando cominciò l’urbanizzazione della zona.
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